
IN UN MONDO dove i confini dividono culture e religioni diverse e dove il reddito individuale mostra ancora una forbice straordinariamente imponente tra paese e paese, c'è invece un'asse comune e trasversale del malaffare che, a vari livelli, muove interessi sterminati tramite attività legali-illegali, e che è ormai definibile come Globalmafia. E Globalmafia, manifesto per un'internazionale antimafia è il titolo del nuovo libro di Giuseppe Carlo Marino (tascabili Bompiani), studioso del fenomeno mafioso e autore di numerosi testi sull'argomento. Un saggio originale e puntuale che si discosta dalla pubblicistica corrente sull'argomento e che, sulla base di una lucida analisi del fenomeno, ridimensiona l'ottimismo di questi ultimi tempi per i successi ottenuti contro la criminalità organizzata. E chiarisce che sono piccola cosa a fronte dell'azione di contrasto reale che sarebbe necessaria per combattere la mafia planetaria attualmente in campo. Quando non addirittura involontariamente funzionali all'opera di "pulizia" che le nuove mafie tramano o mettono in campo nei confronti delle vecchie e obsolete organizzazioni criminali.E, se è vero che traffici vecchi e nuovi si vanno svolgendo a carattere internazionale "sul tracciato di interessi già coltivati dalla mafia tradizionale", emergono quelli di ultima generazione, relativi alla dinamica finanziaria internazionale, all'apparenza neutra e legale e dunque difficile da individuare e perseguire. Insomma vecchi e turpi
affari come la droga, la prostituzione o la pedofilia, si incrociano ormai con le grandi operazioni "globali" finalizzate al riciclaggio del danaro sporco e a garantire nuove possibilità d'investimento lungo canali ancora poco battuti come il commercio dei rifiuti industriali o i traffici legati alla nuova schiavitù.In postfazione la testimonianza di Antonino Ingroia, procuratore aggiunto antimafia di Palermo che, nel sottolineare quanto ancora sia irrisolta la vicenda di Cosa nostra, individua in una sorta di procura antimafia globale, la strategia per combattere il diffondersi delle mafie del mondo e per sradicare il conseguente impero delle economie illegali che oggi nutrono la globalmafia.Che ruolo ha nella globalmafia, quella siciliana?"Innanzi tutto, un ruolo metodologico, consistente nel segnare la mentalità, gli stili di comportamento, e soprattutto le pratiche, delle varie organizzazioni che, nel mondo, possono ormai dirsi a pieno titolo mafiose; ma, soprattutto, un ruolo che direi di direzione strategica. La questione sollecita alcune osservazioni integrative. Va detto che la mafia è una realtà molto più complessa di quel fenomeno che si suole indicare come "criminalità organizzata". Ed è in corso una sua trasformazione epocale del tutto in linea con gli sviluppi dello spregiudicato affarismo che si sta avvitando alla globalizzazione capitalistica. La mafia siciliana è una protagonista molto titolata di questa trasformazione. Soprattutto per quanto concerne le manovre speculative della grande finanza (non soltanto di quella "sporca") nel mercato globale. E' naturale che, in un siffatto ambito, i rozzi personaggi del tipo di Totò Riina siano diventati elementi da rottamare. La "borghesia mafiosa", che un tempo costituiva un'area sociale di collusione, oggi sta diventando la vera mafia-mafia in un circuito assai esteso, in un orizzonte internazionale. Diventa assai complicato in tale circuito distinguere tra affari "puliti" e affarismo criminale. Al di là dell'agonizzante Cosa Nostra, i "colletti bianchi" siciliani (o gli altri del mondo che hanno imparato il mestiere dai mafiosi siciliani) sono eminenti in tale circuito che compone un sistema uno e trino di relazioni "legali-illegali" nel quale, per così dire, mafia, corruzione e politica convivono come il padre, il figlio e lo spirito santo. L'Italia del berlusconismo, in proposito, offre un quadro esemplare, in contraddizione con i proclami trionfalistici di un governo che francamente mi sembra impegnato a colpire soltanto la cosiddetta "criminalità organizzata" ovvero quei mafiosi-criminali che la stessa mafia-mafia ritiene ormai inservibili e da rottamare".Lei parla di mafie e non di mafia. Perché?"Si, ormai da alcuni decenni è chiaro che l'antica mafia siciliana, evolutasi sull'asse storico Sicilia-Usa, si è moltiplicata. Da singolare è diventata plurale. In Italia, il fenomeno, nelle preminenti dinamiche affaristiche dell'usura e del riciclaggio, ha innalzato al rango di grande potenza criminale la selvaggia 'Ndrangheta calabrese e, soprattutto sulle rotte dell'ecomafia, ha "modernizzato" con indite iniezioni di ferocia la Camorra campana che la mia generazione si era abituata a considerare come un specie di relitto del folklore popolare ottocentesco. Guardando al mondo intero, l'elenco delle mafie in attività è assai lungo. Ogni grande area geopolitica ne ha più di una nel suo orizzonte: quelle dell'Est europeo a cominciare dalla Russia e le altre in America latina, in Africa, nel Medio e nell'Estremo oriente, persino in Australia. Le dinamiche spaziano dal tradizionale narcotraffico ai grandi flussi finanziari, fino agli inediti traffici sui rifiuti tossici e sulla "merce umana" delle nuove schiavitù. Tante mafie, ma anche un unico, globale sistema di traffici e relazioni, sempre di carattere "legale-illegale", nel quale le mafie dominati (le mafie-mafie dirette dai "colletti bianchi") concedono , per così dire in appalto o in subappalto, a varie mafie etniche e di "servizio" le attività più turpi e lesive dei diritti umani, nonché quote di "mercato criminale" dalle quali trarre risorse finanziarie e proventi del tipo "pizzi su pizzi".Come combattere la mafia planetaria?"L'intero libro è dedicato alla questione che Lei solleva. Come sintetizzarlo in poche frasi? Nel suo importante contributo, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia propone l'istituzione di una Procura internazionale antimafia. Va nella medesima direzione il mio appello per un'Internazionale antimafia di cui ho redatto il Manifesto. Dal luogo in cui è stato elaborato, potrebbe dirsi "Carta di Città del Messico". Certo, riterrei assai ingenuo proporre una specie di lotta internazionale degli "onesti" contro i "disonesti". E poco efficace, se non addirittura mistificante, continuare ad insistere (come si fa ancora sia a destra che a sinistra) sulla retorica della lotta per la cosiddetta "legalità". Infatti, spesso le cosiddette battaglie per una formale "legalità" sono operazioni indecenti (come accade in Colombia in Messico e in alcuni veri propri Stati-mafia) messe in cantiere per dar forza militare a regimi corrotti che opprimono masse sterminate di popolo. E la mafia-mafia trae la sua manovalanza criminale proprio dalle basi sociali dei più poveri e disperati. Combattere la globalmafia, fare trionfare una veritiera "legalità-legale", è oggi un'impresa sempre più ardua in un mondo nel quale le sorti della democrazia stanno subendo le deformazioni di un crescente populismo, di per sé autoritario. E, in ogni caso, se è vero che l'antidoto alla globalmafia è la democrazia, non si dà autentica democrazia senza giustizia sociale. E non potrà che essere questa per la giustizia sociale, pur nella globalizzazione capitalistica che la contrasta, la strategia dell'Internazionale antimafia".
Giuseppe Carlo MarinoGlobalmafia. Manifesto per un'internazionale antimafiaTascabili Bompianipag 412, euro 11
(10 marzo 2011)
tratto da Repubblica: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/03/10/news/passaparola_10_marzo-13422457/?ref=HREC2-12
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